Reperibilità e guardia in presenza: due cose distinte.
Una guardia in presenza (la persona è in clinica) è orario di lavoro dall'inizio alla fine: consuma ore e richiede il suo riposo. La reperibilità passiva no: la persona è raggiungibile, fuori dalla clinica, e conta come lavoro il tempo in cui interviene davvero. Per questo non si pianificano allo stesso modo.
Cosa dice il CCNL Studi professionali.
Nella parte generale, niente: il CCNL non prevede un'indennità di reperibilità né regole sulla frequenza dei turni. Restano quindi da fissare per iscritto, nel contratto individuale o in un accordo di secondo livello:
- chi può essere messo in reperibilità e con quale frequenza;
- il tempo di arrivo in clinica richiesto;
- l'eventuale indennità per ogni turno di reperibilità;
- come si retribuisce e si conta l'intervento effettivo.
Quando la reperibilità può diventare orario di lavoro.
La Corte di giustizia dell'Unione europea ha considerato orario di lavoro una guardia trascorsa a casa nel caso Matzak (C-518/15, 2018): un vigile del fuoco obbligato a presentarsi in caserma entro 8 minuti. Se le sue reperibilità richiedono di arrivare in clinica in pochi minuti, verifichi il caso con il suo consulente del lavoro prima di pianificarle come semplice reperibilità.
Cosa comporta per il piano turni.
- Separare nel piano la guardia in presenza (orario di lavoro) dalla reperibilità (raggiungibile).
- Contare le reperibilità di ciascuno nel corso dell'anno, non solo del mese.
- Dopo un intervento notturno, verificare il riposo prima del turno del mattino. La legge prevede 11 ore di riposo ogni 24 e ammette che non siano consecutive nei regimi di reperibilità (art. 7 del D.Lgs. 66/2003): per prudenza, conti le 11 ore dalla fine dell'intervento e ne parli con il suo consulente del lavoro.
- Lasciare a ognuno le 24 ore consecutive di riposo settimanale (art. 9).
Come funziona con Djed.
In Djed, le reperibilità sono un tipo di guardia con la propria rotazione e il proprio saldo su dodici mesi mobili, perché non ricadano sempre sulle stesse persone. I riposi intorno (il lunedì libero dopo un fine settimana di reperibilità, per esempio) sono regole per giorni che lei imposta come vincolanti e che il motore non infrange. Evitare due fine settimana di guardia di fila è un obiettivo del motore, non una garanzia, e Djed non verifica le 11 ore, che si contano in ore. Non registra gli interventi durante la reperibilità e non calcola l'indennità: restano nella sua gestione delle paghe. Più dettagli nella pagina delle guardie e nel metodo dei turni di guardia.
Fonti e data di verifica.
- D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66, artt. 1, 7 e 9.
- CCNL per i dipendenti degli studi e delle attività professionali, ipotesi di rinnovo del 16 febbraio 2024, parte generale (nessuna disciplina della reperibilità).
- Corte di giustizia UE, causa C-518/15 (Matzak), sentenza del 21 febbraio 2018.
Testi riletti il 5 ottobre 2026. Questa guida non è una consulenza legale: per il suo caso, si rivolga al suo consulente del lavoro.
Dove continuare.
- I limiti di orario e i riposi in cui tutto questo deve stare: orario, riposi e straordinari in clinica veterinaria, la guida di riferimento di questa serie.
- Il riposo dopo un intervento, da quando si conta: riposo dopo la guardia veterinaria.
- Le notti effettivamente lavorate, maggiorazioni e limiti: lavoro notturno in clinica veterinaria.
- Registrare gli interventi per poterli contare: la rilevazione delle presenze.
- Comporre le notti nel mese: il metodo dei turni di guardia.
Domande frequenti.
La reperibilità conta come orario di lavoro?
La reperibilità passiva, da casa, di norma no: conta l'intervento effettivo. L'obbligo di restare in clinica, invece, è orario di lavoro. Se i vincoli sono molto forti (tempi di arrivo di pochi minuti), verifichi il caso con il suo consulente del lavoro.
Il CCNL Studi professionali regola la reperibilità?
Nella parte generale no: non prevede né un'indennità né regole sui turni di reperibilità. Vanno fissate nel contratto individuale o in un accordo di secondo livello.